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20 Aprile 2007

L'Africa con gli occhi a mandorla

I primi dati resi noti di una ricerca promossa dalla Fondazione Banco di Sicilia e condotta da The European House - Ambrosetti evidenziano quanto già concreti e corposi siano gli interessi cinesi in Africa, continente dalle grandi potenzialità economiche. E gli Stati Uniti non stanno a guardare. L’Unione europea, al contrario, non ha ancora messo a punto una strategia organica per incentivare gli interscambi fra i due continenti. Che ruolo possono giocare Italia e Sicilia in questo contesto?

Milano, 20 aprile 2007 - Il continente africano mostra oggi evidenti segnali di sviluppo e possiede grandi potenzialità economiche. Basti pensare che il suo Pil complessivo cresce ormai da anni a un ritmo del 4%. Tuttavia questa grande area del mondo non sembra raccogliere ancora una sufficiente considerazione da parte dell’Unione Europea e, di conseguenza, dalla business community del ‘vecchio Continente’. È un disinteresse che rischia di rappresentare un grave errore di valutazione anche e soprattutto per l’Italia e la Sicilia che, non fosse altro per la loro vicinanza geografica, potrebbero proporsi come centrali nevralgiche per la gestione delle relazioni e degli interscambi sull’asse Europa/Africa.

Sono queste le prime considerazioni che emergono dalla ricerca La Sicilia centro strategico dello sviluppo dell’Africa promossa dalla Fondazione Banco di Sicilia e portata avanti da The European House - Ambrosetti.

La ricerca, che verrà presentata nella sua totalità in occasione di un Forum di portata internazionale che si terrà il 18 e il 19 maggio a Palermo presso la sede della Società Siciliana di Storia Patria, mira a evidenziare il ruolo strategico che la Sicilia e l’Italia possono svolgere, già da oggi, per favorire la crescita industriale ed economica dell’Africa innescando un meccanismo di muto beneficio fra i due continenti. Il Forum di maggio, che intende diventare un appuntamento annuale, coinvolgerà direttamente sul progetto decisori pubblici, business community e opinion leader provenienti da molti paesi europei e africani

La quasi immobilità dell’Italia e dell’Europa nei confronti degli incoraggianti segnali di sviluppo che arrivano dall’Africa è resa ancor più grave se paragonata all’atteggiamento di altri Paesi, Cina in primis, che ormai da tempo stanno concretizzando politiche per una espansione economica verso quel Continente. La proposta diplomatica di Pechino verso l’Africa – come sottolinea la ricerca - si basa, su una cooperazione a tutto campo, con l’offerta di “pacchetti” di misure economiche, sociali e politico-internazionali.

Dati alla mano
Qual è l’attuale livello di ‘infiltrazione’ cinese in Africa? Secondo i dati ufficiali il volume degli scambi Cina-Africa è quadruplicato negli ultimi 5 anni arrivando nel 2006 ad oltre 40 miliardi di Euro (si prevede che nel 2010 si raggiungeranno i 100 miliardi di Euro); la Cina importa petrolio dall’Africa per un corrispettivo pari al 30% del fabbisogno energetico interno; ad oggi sono oltre 800 le aziende cinesi attive in 28 Paesi Africani con una importante presenza di lavoratori cinesi (oltre 40.000 in Namibia; 74.000 in Sudan; 3.000 nello Zambia; in Angola vive una comunità cinese di oltre 1 milione di persone); Pechino prevede di formare entro il 2010, 15.000 professionisti africani e di accrescere il numero delle borse di studio per gli studenti africani desiderosi di specializzarsi in Cina.

Ma la Cina non è l’unica potenza con importanti interessi in Africa. La ricerca evidenzia che, ad esempio, gli Stati Uniti vi traggono più del 15% delle loro importazioni petrolifere e si prevede che tale quota supererà il 25% nel 2015 (di fatto nel prossimo decennio l’Africa dovrebbe rifornire di energia gli Stati Uniti con un peso pari a quello del Medio oriente).  

Vantaggi concreti e immediati
Favorire lo sviluppo dei paesi africani, potrebbe significare per l’Europa, l’Italia e la Sicilia trarre concreti e immediati benefici. Questi i principali e più immediati:

  • Bilanciamento geo-politico dell’azione degli altri Paesi. Cina e Stati Uniti hanno, pur con notevoli differenze, una presenza significativa in Africa. L’Europa, nonostante sia il maggior donatore verso il Continente africano e nonostante le azioni messe in campo nel tempo, non ha ancora messo a punto una strategia organica e incisiva. È necessario perciò fare meglio e di più.
  • Riduzione delle problematiche connesse all’immigrazione illegale. Nel mondo globalizzato, caratterizzato da ampie disparità nella distribuzione del reddito, i flussi migratori sono in costante aumento. È in crescita anche il fenomeno ‘critico’ dell'immigrazione clandestina che, molto spesso attraverso l’Italia, si dipana sulla rotta Africa – Europa. Promuovere lo sviluppo socio-economico dei Paesi africani potrebbe contribuire a ridurre tale fenomeno e, al contempo, a favorire flussi migratori di persone facilmente integrabili nei contesti socio-economici dei singoli Paesi europei
  • Prodotti agricoli a costo minore. L’agricoltura, pur se di sussistenza, gioca un ruolo chiave nell’economia africana (assicura fino al 90% dell’approvvigionamento alimentare alle comunità locali e impiega più del 60% della popolazione), anche se le esportazioni sono penalizzate dalle politiche di protezionismo e dalle concorrenze internazionali. Ciononostante il mercato agricolo mondiale sarà sempre più localizzato nei Paesi in via di sviluppo, Africa compresa. In questo contesto l’Europa potrebbe beneficiare di un grande potenziale in termini di riduzione dei costi dei prodotti agricoli europei. Un miglioramento complessivo del sistema agricolo africano potrebbe inoltre garantire ai mercati del Vecchio Continente una maggiore facilità nel reperire ‘prodotti di contro-stagione’.
  • Piattaforma produttiva per l’Europa. L’Africa possiede i requisiti per soddisfare le esigenze di delocalizzazione produttiva delle imprese europee: garantisce manodopera a basso costo e, al contempo, assicura grandi riserve di materie prime (anche se permangono alcune criticità connesse ad esempio ai collegamenti, alle infrastrutture o alla formazione della manodopera).
  • Mercato vicino composto da circa 900 milioni di persone con un grande potenziale di sviluppo. L’Africa nel suo complesso mostra segnali di ripresa e favorevoli prospettive di sviluppo futuro: può vantare un Pil complessivo in crescita costante ormai da anni, la stabilità macroeconomica e politica è migliorata in molti Paesi dove sono in atto processi di riforma per creare un clima più favorevole agli investimenti. È ipotizzabile che da oggi al 2025 il Pil complessivo pro capite aumenti addirittura dell’80%. Ciò contribuirà a far uscire dalla povertà una parte importante della popolazione e, conseguentemente, ad allargare le potenzialità del mercato africano per i prodotti provenienti dall’Europa e dall’Italia.

 

Appare dunque evidente che l’Africa oggi sia in grado di offrire grandi opportunità economiche, commerciali, imprenditoriali a partner internazionali capaci di intuirne e valorizzarne le potenzialità. E nella sfida allo sviluppo dell’Africa la Sicilia può davvero risultare un mediatore/facilitatore altamente strategico. “Proprio in questa prospettiva, la ricerca da noi promossa ha individuato alcune azioni altamente concrete e implementabili per far sì che lo sviluppo dell’Africa, attraverso un ruolo centrale della Sicilia, diventi una reale opportunità per l’Europa, l’Italia e non ultima l’Africa stessa. Tutto ciò - ricorda Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Banco di Sicilia - verrà ampiamente illustrato in occasione del Forum Lo sviluppo dell’Africa: un’opportunità per l’Europa, per l’Italia, per la Sicilia in calendario a Palermo il 18 e il 19 maggio.”

 

Fondazione Banco di Sicilia
Nata nel dicembre del 1991, la Fondazione Banco di Sicilia si pone come scopo prioritario quello di favorire la crescita sociale, culturale ed economica della Sicilia. Attraverso l’implementazione di piani pluriennali realizza progetti finalizzati a fornire all’intera collettività risposte utili, puntuali e concrete, privilegiando il modello operating che, essenzialmente, prevede la concretizzazione di iniziative proprie. I principali settori di intervento spaziano dalla ricerca scientifica all’istruzione, dall’arte ai beni culturali, dallo sviluppo sostenibile alla formazione. A tutto ciò si affiancano azioni di solidarietà sociale, di volontariato e di beneficenza. Presieduta da Giovanni Puglisi, la Fondazione è azionista di Capitalia e dell’Istituto dell’Enciclopedia Treccani. La sua sede di Palermo, Villa Zito, ospita il Museo d’Arte e Archeologia intitolato a Ignazio Mormino.

 

 

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