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6 Febbraio 2007

Il restauro di Palazzo Branciforte affidato al celebre architetto Gae Aulenti

L’edificio, della fondazione banco di sicilia, diverrà un grande polo culturale
al suo interno un’area espositiva per grandi mostre, atelier per artisti contemporanei e una biblioteca

Palermo, 6 Febbraio 2007. A seguito dell’acquisizione di Palazzo Branciforte, avvenuta il 30 dicembre 2005, la Fondazione Banco di Sicilia, presieduta da Giovanni Puglisi, mira a rendere lo storico edificio di via Bara all’Olivella un prestigioso punto di riferimento nel panorama culturale palermitano e siciliano.

Iniziativa preliminare alla nuova destinazione del Palazzo è il suo restauro. L’incarico di redigere il progetto per il restauro integrale del palazzo è stato affidato alla celebre designer e architetto Gae Aulenti. 

I lavori hanno lo scopo di creare un importante polo culturale aperto a tutti i cittadini e con spazi nuovi e dinamici destinati all’arte e alla cultura, attraverso un lavoro di recupero e di ripristino degli ambienti più rappresentativi dell’edificio.

Il progetto di riqualificazione architettonica predisposto dall’architetto Aulenti prevede l’insediamento all’interno del Palazzo Branciforte di una serie di ambienti, tra cui una zona espositiva destinata ad allestimenti sia temporanei sia permanenti, una biblioteca, una sala conferenze, spazi di rappresentanza e uffici per il personale, alcuni atelier destinati ad artisti che avranno la possibilità di lavorare e alloggiare all’interno dell’edificio. Il progetto di restauro vuole ridare vita al palazzo, ritrovando la sua raffinata bellezza troppo a lungo trascurata, creando ambienti adeguati alle diverse funzioni nel rispetto, però, delle originarie caratteristiche morfologiche dell’edificio e degli elementi architettonici più significativi.

A questo proposito, uno degli obiettivi principali è ripristinare quegli spazi architettonici che oggi hanno perso la loro originaria funzione e che si possono considerare tra i più rappresentativi di Palazzo Branciforte: una strada interna, il cortile principale e la scuderia al piano terra. L’intervento di ristrutturazione dell’immobile, la cui superficie lorda è pari a 5.650 mq, si stima costerà complessivamente 8 milioni e mezzo di euro.

“Esprimo profonda soddisfazione – sottolinea il presidente della Fondazione Banco di Sicilia, Giovanni Puglisi – intanto, perché uno dei più grandi architetti italiani, fra i più noti al mondo, ha accettato di studiare un caso come Palazzo Branciforte e ha accettato lo sviluppo di un progetto che non è solo un restauro ma anche e soprattutto una grande ambizione culturale; inoltre, questa operazione consentirà al centro di Palermo di diventare un cuore pulsante del sistema delle arti. Si creerà, infatti, una grande rete – prosegue il presidente della Fondazione Banco di Sicilia – in cui il ritrovato complesso monumentale di Sant’Anna costituirà il polo per l’arte moderna e Palazzo Branciforte quello dell’arte contemporanea, con la grande idea di realizzare al suo interno gli “atelier della contemporaneità”, che ospitando grandi mostre di artisti contemporanei, potrà diventare un punto di riferimento in termini di scuola e di eccellenza”.

“Ritengo, infine, che da un punto di vista analogico questa operazione la si può paragonare al restauro dello Steri in piazza Marina, completato nel 1972”.

L’edificio originario inizialmente occupava solo una porzione del lotto attuale ed era caratterizzato dalla presenza di un cortile interno con un doppio ordine di logge sui lati settentrionale e meridionale, da cui si accedeva alla scala principale, che consentiva di raggiungere i piani nobiliari superiori destinati ad abitazione. Il piano terra era invece occupato da magazzini. In seguito il palazzo venne ampliato annettendo tutta la porzione di isolato che stava al di là della strada su cui si apriva l’originario ingresso principale. La strada da pubblica divenne così privata, e inglobata all’interno della residenza. Il palazzo, dunque, si sdoppiò sui due lati della via interna mantenendo una pianta di forma rettangolare. Al piano terra della nuova ala dell’edificio che si era creata venne realizzata un scuderia coperta da volte a crociera sostenute da colonne in marmo grigio di Billiemi. Ai piani superiori si ampliarono invece le stanze di rappresentanza e abitazione, raggiungibili dalla scala già esistente attraverso una loggia che congiungeva le due ali del palazzo passando sopra alla strada. Il fronte principale divenne quello su via Bara all’Olivella, dove venne trasferito il vecchio portone ligneo.

La strada interna rappresenta, dunque, un luogo urbano e verrà riutilizzata come tale. Pertanto, sarà liberata dagli spazi chiusi realizzati di recente, che interrompono il cono prospettico che attraversa in senso trasversale l’edificio. Dal portone su via Bara all’Olivella si accederà così ad una strada vera e propria, coperta solo dalla loggia centrale, che dividerà in due ali distinte il palazzo; percorrendola si potrà uscire sul lato opposto, in via Monte Santa Rosalia, una volta ripristinata l’antica apertura di cui si conserva solo la cornice in pietra sul fronte.

La strada interna consentirà di raggiungere tutte le diverse zone dell’edificio, che risulteranno, così, indipendenti ma direttamente collegate: il nuovo spazio espositivo, collocato dentro l’antica scuderia, la caffetteria, la sala conferenze da 108 posti, la scala secondaria che conduce agli atelier, il cortile interno che apre poi agli uffici e a tutti gli ambienti dei piani superiori.

La zona espositiva occuperà l’intera ala orientale del palazzo, dove, attraverso la demolizione delle murature costruite dopo l’incendio del 1848, si creerà un unico spazio colonnato. Il progetto di restauro vuole realizzare un percorso espositivo vero e proprio, arricchito dai soffitti voltati della cavallerizza e dal ritmo regolare delle colonne.

Sul lato opposto allo spazio mostre, attraversando la strada interna, si arriverà al cortile dell’ala occidentale che, nel progetto, ritrova la sua funzione di spazio aperto e si trasforma in giardino “segreto”, rifacendosi ai primi insediamenti arabi del quartiere. Sul cortile si affacciano i loggiati, su cui si aprono delle grandi aperture che creano continuità tra gli spazi interni ed esterni. Il progetto prevede la ricostruzione della loggia a Nord, distrutta da un bombardamento nel 1943. Da lì si accederà al piano superiore, dove si ipotizza di collocare uno dei nuovi ambienti più significativi: la biblioteca.

La sala della biblioteca è costituita da uno spazio unico a doppia altezza, ottenuto mediante la demolizione della soletta intermedia esistente, ed è caratterizzato da grandi scaffalature destinate ad accogliere i libri e da un doppio ordine di ballatoi “sospesi” che permettono di percorrere tutto il perimetro della sala.

Nel progetto, la biblioteca occupa la parte centrale del primo piano ed è direttamente collegata sia agli spazi di rappresentanza sia, attraverso la loggia che passa sopra alla strada interna, alle sale a doppia altezza dell’ala orientale, fortemente caratterizzate dalle scaffalature in legno che un tempo contenevano gli oggetti del Monte dei Pegni. Le doppie altezze e il disegno complesso degli scaffali, che vengono conservati attraverso un intervento di consolidamento e restauro, conferiscono agli ambienti un aspetto quasi surreale, creando di per sé un allestimento scenografico.

Questi luoghi potranno essere visitati: utilizzati come spazi per esposizioni temporanee, oppure lasciati così come sono, accentuandone l’essenziale aulicità e il valore evocativo.

Al secondo piano, cui si accede attraverso la scala secondaria (a sua volta raggiungibile al piano terra dalla strada interna), saranno collocati gli atelier destinati ad artisti importanti o a giovani studenti meritevoli che qui verrebbero ospitati.

All’interno del palazzo si vengono a creare così molteplici luoghi, diversi sia per funzione che per tipologia architettonica: i grandi e suggestivi ambienti destinati all’esposizione, la sala centrale e moderna della biblioteca, i piccoli atelier ricavati nelle antiche stanze.

Il restauro consentirà, dunque, di ripristinare e valorizzare quegli spazi, stravolti a seguito delle vicende storiche e delle modificazioni subite in varie epoche: alcune modifiche al nucleo originario, dopo il primo ampliamento, avvennero a partire dal 1801 quando il palazzo divenne sede del Monte di Santa Rosalia. Le modifiche però riguardarono solo le aperture sui fronti, dove i balconi furono demoliti e le finestre furono chiuse da grate in ferro. Il volume complessivo dell’edificio, e la distribuzione su tre livelli, rimasero inalterati.

Le modifiche più evidenti e invasive furono effettuate qualche decennio più tardi, a causa di alcuni eventi accidentali che colpirono ripetutamente il palazzo: primo fra tutti, un incendio a seguito di un bombardamento nel 1848, che provocò il crollo di gran parte delle volte e delle solette interne. I lavori di consolidamento e ristrutturazione furono immediati, ma non tennero conto delle caratteristiche architettoniche dell’edificio. Nella scuderia, per esempio, le colonne di marmo vennero inglobate dentro nuovi setti murari, le volte puntellate con pilastri e rinforzate con travi posticce in legno. Si ricostruì la copertura a falde dell’edificio ma si decise di non ripristinare le solette tra il primo e secondo piano, creando degli ambienti a doppia altezza dove vennero collocate le grandi scaffalature in legno che ancora oggi caratterizzano l’ala orientale del palazzo.

Il bombardamento del 1848 non fu l’unico che colpì palazzo Branciforte. L’ultimo, quello americano del ’43, provocò il crollo del loggiato superiore meridionale nel cortile interno, che non venne più ripristinato nonostante i lavori di ristrutturazione del Dopoguerra. Le successive destinazioni d’uso dell’edificio comportarono ulteriori stravolgimenti interni: nel cortile venne aggiunto un nuovo spazio con gli sportelli per i servizi bancari, essendo il palazzo diventato di proprietà della Cassa di Risparmio V.E. Nuovi muri divisori vennero aggiunti a per rispondere alle esigenze dei diversi uffici lì insediati.

L’intervento è, dunque, volto a valorizzare Palazzo Branciforte, restituendo funzionalità a quegli spazi segnati dalle sue successive destinazioni. I lavori di restauro, infatti, si propongono di trasformare l’edificio in un luogo urbano nuovo, aperto a tutti e caratterizzato da spazi unici in grado di rendere Palazzo Branciforte un punto di riferimento di primo piano nel panorama culturale siciliano e nazionale.

 

 

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