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7 Ottobre 2011

Il forum di Taormina sullo sviluppo dell’Africa e dell’Europa

Puglisi: “Il Nobel per la pace vada alle donne africane perché non si può ignorare il loro contributo”
“La Sicilia ha un’autonomia dal dopoguerra che non ha mai saputo né voluto esercitare”

Taormina, 7 ottobre 2011 - “Il Nobel per la pace sia assegnato alle donne africane. È un segnale forte che dobbiamo dare da Taormina, perché il mondo non può ignorare il sacrificio delle donne e il grande contributo che danno per la crescita del continente africano”. Lo ha detto oggi il presidente della Fondazione Banco di Sicilia, Giovanni Puglisi nel corso del forum internazionale sullo sviluppo dell’Africa e dell’Europa, organizzato dalla Fondazione Banco di Sicilia in collaborazione con The European House - Ambrosetti, in corso al San Domenico Palace di Taormina.

Puglisi ha poi espresso una forte critica verso la politica italiana e siciliana: “Abbiamo scoperto che in questo Paese tutti possono diventare parlamentari - ha detto - ma rispetto a tutto questo, ammetto di essere diventato nostalgico della prima Repubblica, quando si arrivava alla politica attraverso le scuole di partito, mentre oggi in Italia alla politica si arriva per nomina, per non dire altro. Ma la politica, quella vera, dovrebbe essere capacità di guardare lontano. E se così non fosse non ci sarebbe alcuna capacità di guardare il mondo e pensare a politiche di grande respiro per la crescita sociale ed economica. Personalmente, rimpiango i tempi in cui i governanti si guardavano e si stringevano la mano; da quando si abbracciano e si baciano a me fanno paura, perché diventano icona di un’ipocrisia della politica che oggi è tanto di moda. La Sicilia ha un’autonomia speciale da sessant’anni. I governanti siciliani però non l’hanno mai saputa né voluta esercitare. Occorre oggi che la Sicilia faccia un passo avanti in funzione di laboratorio, invece di continuare nelle vecchie logiche, altrimenti resterà sempre al palo”.

“Dobbiamo anche essere molto attenti ai giovani - ha detto l’economista francese e docente alla Sorbonne Gérard-François Dumont - perché l’’Europa deve smetterla con questa politica che impedisce agli studenti africani di arrivare in Europa e consentir loro di venire da noi e acquisire competenze per poi metterle a frutto nei propri Paesi. Non abbiamo capito che chiudere la porta d’ingresso vuol dire chiudere anche la porta d’uscita, mentre far venire i giovani, per permettere che questi tornino poi a casa con le competenze necessarie, è una grande sfida”.