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27 Marzo 2007

Breve cronistoria del Teatrino dell'Ambasciata Italiana a Parigi

Uno dei saloni dell’Ambasciata Italiana in Francia ospita un antico e delizioso teatrino siciliano. Si tratta di un piccolo-grande tesoro realizzato con boiseries e pannelli in legno provenienti da un nobile Palazzo palermitano. La sua storia è suggestiva.

Fino ai primi del ‘900 il Teatrino si trovava in un’ala di Palazzo Butera di Palermo, edificio seicentesco appartenente da sempre alla famiglia dei Principi Lanza Branciforte. Inserito in pieno centro storico e con una straordinaria vista panoramica sul Golfo, il Palazzo nel 1801 inglobò una struttura adiacente che all’epoca era la residenza del marchese di Alimena ma che nel ‘700 era stata un famoso albergo noto per avere ospitato Wolfgang Goethe nel 1878.

A casa Lanza Branciforte, il teatro era posizionato in un’ampia sala in grado di ospitare rappresentazioni “domestiche” ma anche feste o tableaux vivants, ovvero quelle vere e proprie “messe in scena” di opere pittoriche tanto di moda in quegli anni.

Agli inizi del ‘900 il teatro giunse in Francia al seguito del Duca di Camastra, Ottavio Lanza Branciforte che si sposò a Parigi con Rose-Blanche Ney. A Parigi il Duca viveva a Villa Calastra, un’abitazione di altissima rappresentanza ubicata nel residenziale quartiere di Auteuil. Qui, in ricordo della sua Sicilia, volle con sé il salone-teatro.

Alla morte del Duca (1938) il teatro venne donato allo Stato francese che decise di collocarlo nella nuova sede dell’Ambasciata d’Italia a rue de Varenne, ovvero quell’Hôtel de Boisgelin, fino a poco prima residenza dei duchi di Doudeauville.

L’architetto Félix Bruneau, impegnato nei lavori di riadattamento dell’Ambasciata italiana, restò affascinato dal teatro e studiò per esso un posizionamento ad hoc prevedendo di installarlo in un salone del primo piano. Il teatro, però, cominciava ad accusare il peso degli anni: a Adolfo Loewi, esperto del settecento italiano, furono affidati alcuni interventi che ne cautelassero lo stato di salute.

Siamo ai giorni nostri. Attualmente il salone è utilizzato soprattutto per ricevimenti ufficiali. Ma talvolta, seppur raramente, quasi in memoria del suo passato, apre le sue porte per accogliere messe in scena di spettacoli e rappresentazioni. A salvaguardia di questo piccolo-grande tesoro, è stato recentemente ultimato un attento e scrupoloso intervento di restauro dei pannelli reso possibile grazie all’interessamento e al sostegno della Fondazione Banco di Sicilia.

Un salone-teatro di rara bellezza

Sul fondale del piccolo palcoscenico vi è raffigurato un panorama tipicamente siciliano: un monte all’orizzonte, fichi d’india e piante grasse in primo piano, le rovine di un tempio in lontananza.

Ai lati della porta di ingresso vi sono scene di battaglia: la disputa si dipana ai piedi di una rocca che domina il mare. Sulle altre pareti, fra specchi e pannelli lignei (di colore verde, giallo e oro), appaiono figure allegoriche e mitologiche, maschere della Commedia dell’Arte, ma anche due pescatori cinesi (soggetti esotici di gran voga nella Sicilia del setteottocento). Sono inoltre rappresentate diverse scene, come ad esempio un concerto all’aperto e una cena galante. La volta in legno è decorata con cupidi, ghirlande, uccelli e farfalle.

L’attuale restauro

La situazione
Gran parte dei pannelli presentava fessurazioni lungo le linee di giuntura delle assi, sollevamenti e cadute della pellicola pittorica da riferirsi sicuramente a forti e bruschi sbalzi di temperatura e umidità ambientale. La pellicola pittorica è ricoperta omogeneamente da uno spesso strato di vernice invecchiata e quindi notevolmente ingiallita.

L’intervento
Le operazioni di ristabilimento dei difetti di adesione, di rimozione delle vernici ingiallite, stuccatura e reintegrazione della superficie pittorica sono state effettuate in tre periodi differenti nell’ambito dell’attività didattica estiva dell’Istituto Centrale del restauro.


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