Il patrimonio

Villa Zito

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Villa Zito riapre le porte e si trasforma in una grande pinacoteca estesa su circa mille metri quadri di sale espositive, disposte su tre piani.  La cerimonia di inaugurazione ha avuto luogo sabato 20 giugno, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Nella storica dimora sono ora fruibili al pubblico le opere più rappresentative della collezione pittorica della Fondazione Sicilia, oltre agli esemplari di maggiore rilievo della raccolta di opere grafiche.  Si tratta di pregevoli dipinti, realizzati dai primi del Seicento fino al Novecento, alcuni dei quali creati dai grandi maestri della storia dell’arte italiana. L’esposizione delle opere grafiche verte, invece, sul tema della cartografia.

“Doniamo a Palermo e all’Italia intera un altro luogo dedicato all’arte e alla cultura”, dichiara il Professor Giovanni Puglisi, Presidente della Fondazione Sicilia, che precisa: “Con la riapertura di questo edificio completiamo il circuito degli spazi espositivi della Fondazione, un circuito che si è aperto con il restauro di Palazzo Branciforte, firmato da Gae Aulenti, e che oggi, a distanza di tre anni, si completa con quello di Villa Zito”. 

Le collezioni dei dipinti e delle opere grafiche sono frutto del recupero dei beni artistici dell’antico Banco di Sicilia, distribuiti nelle filiali italiane ed estere dell’istituto creditizio.     

A questi ne sono stati aggiunti altri, provenienti dal patrimonio della ex Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele per le Province Siciliane.  Si tratta, dunque, di un “forziere” di opere d’arte raccolto nel tempo dalle maggiori banche dell’Isola e irrobustito da successive donazioni private. Oggi questo forziere è reso fruibile in maniera organica e funzionale, attraverso l’impegno della Fondazione Sicilia, già Fondazione Banco di Sicilia. I lavori di restauro dell’intero complesso, coordinati dall’ingegnere Gaspare Francesco Ciaccio, direttore dei lavori, hanno avuto una durata effettiva di circa 18 mesi e sono costati cinque milioni di euro.  

L’allestimento, curato dall’architetto Corrado Anselmi, ha tenuto conto delle necessità di mettere in risalto gli ambienti della villa, decorati in stile neoclassico, e di valorizzare il percorso museografico. Il nuovo ordinamento delle raccolte, basato sullo studio scientifico curato dal Professor Fernando Mazzocca e coordinato da Antonella Purpura, propone di offrire - attraverso dieci sezioni - un excursus di circa quattro secoli di arte, dal Seicento al Novecento.

E’ stata, inoltre, realizzata una sala multimediale con tecnologie d’avanguardia, che potrà offrire un respiro anche all’arte contemporanea e dove verrà esposta una video installazione di Andrea Aquilanti, ispirata al paesaggio urbano di Palermo.

Villa Zito ospiterà anche gli uffici della Fondazione Culturale “Lauro Chiazzese”, che oggi ha cambiato il nome in Fondazione “Lauro Chiazzese” per l’Arte e la Cultura. Una modifica di nome che rimarca il compito (che le è stato delegato dalla Fondazione Sicilia) di gestire e valorizzare i patrimoni artistici, archivistici e bibliotecari in generale, ed in particolare quelli conservati nella Villa, sia propri (labiblioteca e l’Archivio Storico del Monte di Pietà di Palermo) sia della Fondazione Sicilia, tra cui spiccano non soltanto le opere pittoriche e grafiche, ma anche l’Archivio Storico del Banco di Sicilia, testimonianza eccezionale del passato economico dell’Isola.

Il percorso espositivo.

Il percorso espositivo si apre al primo piano, con la pittura del Seicento che racchiude importanti testimonianze, tra cui si citano i dipinti di Mattia Preti, Bernardo Strozzi, Luca Giordano, Salvator Rosa. La pittura di paesaggio del tardo Seicento chiude la sezione dedicata all’arte antica e prelude al vedutismo settecentesco.

L’Ottocento, introdotto dalle opere di Francesco Zerilli, è rappresentato dai protagonisti della grande pittura di paesaggio in Sicilia, (Francesco Lojacono, Antonino Leto, Michele Catti) e dal recupero di alcuni interessanti dipinti come “Rovine di Solunto” di Pietro Volpes, presentato all’Esposizione Nazionale del 1891 nella sezione “Sicilia monumentale”, “Cucine economiche” di Natale Attanasio e “Idillio” di Vincenzo Caprile.

Un nucleo di straordinaria importanza, all’interno delle collezioni della Fondazione, è costituito dalla donazione delle opere di Ettore De Maria Bergler, voluta dagli eredi ed arricchitasi con l’apporto di alcuni dipinti provenienti dalle collezioni della ex Sicilcassa.
Autore poliedrico, De Maria stupisce per la versatilità con cui si cimenta nei diversi ambiti pittorici dal ritratto,  alla decorazione , alla pittura di paesaggio.

Interessante la serie di dipinti di Salvatore Marchesi, che si dedica allo studio dei monumenti della Palermo antica, araba e normanna, catalana, barocca.

Il passaggio tra Ottocento e Novecento è testimoniato, nelle sale del secondo piano, dal dipinto di Galileo Chini dal titolo “Tempio buddista a Bangkok”, esposto per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1914,  e dallo straordinario “Armonie vespertine” di Aleardo Terzi, che presenta - in un linguaggio divisionista privo di qualunque allusione naturalistica - il tema della figura femminile, moderno idolo della Belle Epoque.

Al secondo piano trovano spazio i dipinti della Donazione Alesi-Cuccio Cartaino e le raccolte del Novecento, che offrono la possibilità di addentrarsi nella polifonica situazione culturale dell’epoca. Sono presenti i grandi protagonisti della prima metà del secolo, Mario Sironi, Filippo De Pisis, Ottone Rosai, Carlo Carrà, Arturo Tosi, Ugo Attardi, rappresentati con opere del secondo dopoguerra che testimoniano un percorso artistico in via di esaurimento, ma non per questo meno degno di attenzione.

Le inquietudini della cosiddetta Scuola Romana caratterizzano la notevole serie di dipinti di Fausto Pirandello, articolate tra il mito “Primordi di Roma”, la veduta, “Tetti di Roma”, la natura morta ,”Menta e limone”.

Una testimonianza a sé è costituita dalla presenza di un’opera di Mario Schifano, esposta al piano terra. Protagonista di una nuova generazione di artisti, destinati a mutare radicalmente la concezione dell’arte per affermarne nuovi moduli espressivi, in “Gigli d’acqua” l’autore traduce simbolicamente - con un’appassionata lettura in chiave pop - il popolare ciclo delle Ninfee di Monet.

Per quanto riguarda l’esperienza in Sicilia, la scena del tempo è dominata dalla presenza di Renato Guttuso, di cui citiamo “Eruzione dell’Etna”, realizzata a seguito della terribile eruzione del vulcano del 1983, dove il paesaggio appare come trasfigurato in una sorta di visione infernale. Opera che trova un illustre antecedente nel “Risveglio dell’Etna” dipinto nel ‘34 da Pippo Rizzo ed esposta alla II Quadriennale d’Arte Nazionale dell’anno successivo a Roma. Un diverso registro stilistico è presente in “Natura morta” del 1959, nell’espressionistico “Ritratto di Kafka” del ’63 e nei “Calciatori”, dove l’energia dinamica che permea il dipinto rimanda alle ricerche di Degas o Max Beckmann.

Al piano terra, in uno spazio studiato appositamente per esporne la ricca collezione, si trovano le opere di Pippo Rizzo, donate dalla figlia Alba. 

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